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Gesù, l’obbediente

Obbedire a Dio è un atto di fede, di luce, è vivere una giornata compiendo la volontà del Padre in questo mondo difficile.

di Giuseppe Pollano

 
 
E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, ad esempio di Gesù Cristo, perché con un solo animo e una sola voce rendiate gloria a Dio (Rom 15,5)
Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5)

XIGUAFR Uomo Mocassini Blu Uomo XIGUAFR Mocassini Blu Le parole di San Paolo ai Filippesi sono indispensabili a chi vuol fare un percorso che segua Gesù nel manifestare pienamente il suo amore verso il Padre. Paolo, rammentandoci la nostra vocazione ad avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, appella immediatamente il nostro cuore, paragonando così il nostro cuore e quello di Gesù. In tempo di Quaresima accompagniamo il Signore che cammina ormai verso Gerusalemme con passi che diventano sempre più decisivi, più tremendi, ma che lo fanno, nella pratica, perfetto figlio di Dio.

La verifica di quanto siamo capaci di conformarci a lui può essere fatta domandandoci: "Che cosa vuoi, Signore, che noi impariamo dalla tua parola? Il tuo cuore vivo e risorto che cosa vuole sussurrare al cuore di ciascuno di noi?". Certamente le risposte possono essere molte, ma ne basta una, quella che viene dall'incitamento di Paolo. È come se il Signore ci dicesse: "Io prego il tuo cuore di avere gli stessi sentimenti del mio cuore". Una preghiera più umile e più decisiva Gesù Cristo non la poteva fare. È come volesse dire che non sbaglieremo mai e che non perderemo mai la strada se conserveremo in noi i sentimenti del suo cuore.

La caratteristica del cuore di Gesù la conosciamo bene: è un cuore plasmato dalla carità, fatto di amore. Gesù non sapeva non amare, non poteva non amare. Gesù ci ama e ci vuole felici per sempre: "Fidati: tu cerchi la felicità e non la trovi e forse non la cerchi neanche più perché sei rimasto deluso, sei stanco, ti accontenti di vivere e forse di sopravvivere. Il mio cuore darà al tuo cuore la beatitudine". Di fronte alla prospettiva di un cammino difficile, ci sentiamo assicurare dal Signore che dopo c’è la gioia e ci sarà per sempre.
Gesù è capace di trascinare il nostro cuore nella gioia e se gli chiediamo ancora dove sarà questa gioia, ci risponde che sarà nel cuore del Padre. Questa è la nostra fede e la nostra speranza.

Poiché la vita è quella di tutti i giorni, dobbiamo imparare a percorrerla con i passi giusti, che sono tutti racchiusi in quella parola che ci attira e ci spaventa: "facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce". I passi che ci conducono alla felicità nel cuore del Padre sono i passi della nostra adesione e della nostra obbedienza al Padre e perciò della nostra fiducia nel Padre.
Quando iniziamo il nostro cammino verso il cuore del Padre non voltiamoci più indietro, facciamo un passo dopo l'altro verso il Padre. Avremo spesso la tentazione di fermarci, chi non l'ha conosciuta? Avremo spesso la tentazione di tornare indietro, chi non l'ha provata? Gesù sa che obbedire al Padre non è facile, perché obbedire fino alla morte di croce richiede un amore che non finisce mai, una fiducia in Dio al di fuori delle nostre povere capacità di fiducia.

La vita che abbiamo vissuto fino ad oggi è questo camminare con Gesù verso il Padre? Gli obbedisco o no? Sono domande molto serie, perché l'obbedienza al Padre non finisce mai, anzi è destinata a crescere e diventare perfetta, e per raggiungere questo obbiettivo dobbiamo fidarci. Il tema dell'obbedienza è molto importante nel cristianesimo, ma nello stesso tempo molto difficile: siamo in un’epoca che non ama obbedire.

Gesù ci dice che si tratta di un'obbedienza fatta di amore, ci raccomanda di avere i suoi stessi sentimenti, il suo cuore, perché vuole travasare in noi la sua ardente carità verso il Padre. Non ci è chiesta altra obbedienza se non questa. Spesso obbediamo a Dio solo per timore, per paura della sua giustizia, dei suoi giusti castighi: non è paura iniqua, ma è un'obbedienza piccola, povera, che non dà la gioia di far contento Dio. Gesù non ha obbedito così, perché prima o poi in questo modo si conosce la trasgressione. Se invece incominciamo ad obbedire al Padre perché lo amiamo, conosceremo altissime obbedienze anche quando ci costerà molto. Solo questa è la vera obbedienza, l’unica che ci rende veramente liberi.

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Ci sono diversi tipi di obbedienza. Molta gente obbedisce perché lega la sua volontà a quella di un altro e a questa dice dei sì. Quando questi sì mettono in gioco la nostra coscienza e ci obbligano a farla tacere, perché se ascoltassimo questa testimone della verità certi sì non li dovremmo dire, fanno dell'obbedienza un'obbedienza perversa. Il mondo ne è pieno: spesso nasce dalla paura, dalla fragilità, dalle minacce. Non si trova facilmente qualcuno totalmente libero da ogni paura, per esempio la paura di perdere l'amore, la stima di qualcuno o un lavoro. Il nostro cuore conosce queste ambiguità, questi conflitti; percepiamo nel cuore che il Padre ci chiede un consenso forte e ci dà la forza per darlo e noi siamo incerti perché abbiamo paura.

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Ci sono anche obbedienze inique, quelle interessate e veniali: molti mettono al bando la coscienza, i principi morali, la rettitudine, i rimorsi interiori solo perché conviene. È un gioco così comune che spesso ci si meraviglia di trovare una persona che si faccia problemi di coscienza, che il mondo chiama scrupoli. Un vero cristiano invece deve chiamarli problemi di coscienza.
Ogni giorno riceviamo proposte convenienti, accompagnate dalla tipica frase di non farsi degli scrupoli. Queste provocazioni quotidiane non ci devono spaventare, è possibile che qualche volta l'interesse ci inganni, anche perché la pressione degli usi ci schiaccia. La società sotto questo punto di vista non ci aiuta, in questo senso abbiamo delle attenuanti, però siamo lo stesso figli di Dio. Questa è la cosiddetta obbedienza inerte, l'abbandonarsi alle consuetudini culturali di tutti.
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La morale cristiana è teocratica, non democratica: è Dio che ci dice ciò che è bene o male, non come la pensa la maggioranza. Il testimone cristiano dunque vive sfide quotidiane: camminare dietro Cristo secondo il suo cuore è infatti un cammino crocifisso. Chi vuol essere obbediente a Dio, come lo è stato Gesù, deve conoscere la croce, cioè i crocifissori. Sono loro che ti inchiodano alla croce, sono loro che non ti accettano, perché il tuo comportamento li mette in questione, si sentono condannati dal tuo modo di essere, dalle tue scelte che contraddicono la loro etica.
Non dobbiamo però avere paura, anzi, dobbiamo crescere nella gioia di un amore che ci ha insegnato queste fedeltà e che, quando si presenta al giudizio di Dio, sarà particolarmente premiato, perché ha vissuto un cristianesimo faticoso, spesso controcorrente. Dio sa capire lo sforzo che facciamo per continuare ad amarlo, per fare un cammino di obbedienza. Alcune persone hanno lasciato che la loro vita fosse attraversata dalla rovina, pur di non tradire il cuore di Dio.
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Nella vita Dio chiede queste cose a chi sa di poterle chiedere, e li colma di grazia. Il Signore ci dice di imparare direttamente dal suo cuore questo immenso coraggio d'amore. Un amore che accetta un arduo passaggio: "umiliò se stesso"; infatti è incredibile pensare che Dio assuma la nostra natura mettendosi ad obbedire. La ragione per cui l'ha fatto è nascosta in ognuno di noi. Gesù non ha considerato un bene esclusivo essere uguale a Dio, l'uomo ha considerato, invece, un bene esclusivo essere simile a Dio. A noi piacerebbe particolarmente essere simili a Dio, soprattutto a causa della sua libertà. Dio è l'Essere assolutamente libero, non deve chiedere nulla a nessuno, ed a noi piacerebbe tantissimo essere così, essendo nello stesso tempo creature - tenute come tali ad uniformarci a Dio – e creatori di noi stessi e di tante situazioni.

Amore ed umiltà sono la strada percorsa da Gesù per raggiungere la gloria; se l'ha percorsa lui che non ne aveva bisogno, a maggior ragione lo dobbiamo fare noi. Dio aspetta, da sempre, che ci sia ancora sulla faccia della terra qualcuno che ci tiene a fare la sua volontà dal mattino alla sera. Saper compiere la sua volontà è di sicuro l’unica medicina che ci curerà nei momenti di sofferenza. Saper ripetere "sia fatta la Tua volontà" e abbandonarsi a lui con fiducia, imparare a guardare più il Padre che ascoltare il mio dolore, è il modo per imparare a conoscere la consolazione.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore